Rosicone!
gennaio 28th, 2009Questo post ha raggiunto la settantina di commenti. Rileggendoli, vi confesserò, sono stupito da quanto persone colte e stimate riescano a prodursi, su certi argomenti, in dimostrazioni di superficialità così squalificanti.
Devo essere onesto: quando, eoni fa, ho deciso che questo blog dovesse uscire dall’anonimato e rendere noto il nome e il cognome di chi lo cura, be’, ho fatto una bella cazzata. Perché un paio di anni dopo, dio non avesse voluto, ho pubblicato un romanzo, nemmeno d’esordio. Da quel preciso momento, qualunque cosa io dica su questo o quello scrittore, su questo o quel libro (poiché sono un lettore per molto più tempo della mia giornata che non uno scrittore, e di solito mi ci diverto di più), inevitabilmente mi becco la stessa risposta:
“Rosicone“.
(Anche declinata nelle varianti
“Per forza ti agiti tanto, quello vende un casino e tu infinitamente meno”.
e
“TI piacerebbe essere X, altroché”).
A nulla è valso spiegare che le (poche) volte che incontro uno scrittore che mi fa invidia non ho problemi ad ammetterlo; ma anche che, tranne rare eccezioni (probabilmente non più d’una), scrittori che mi fanno invidia in Italia non ce ne sono. E che se ci sono, non sono quelli che vendono molto, ma quelli che scrivono come vorrei scrivere io; e questi, di solito, non vendono più di cinquemila copie a romanzo. Questo non lo dico per una odiosa forma di snobismo: è che siccome viene ritenuto normale che tra i miei ascolti non prediliga Shakira e Ramazzotti, non capisco perché non debba essere altrettanto normale se preferisco che ne so, Tiziano Scarpa ad Alessandro Baricco o alla Mazzantini.
E poi posso dirvi una cosa? Uno che si prende la briga di mettersi a scrivere un romanzo in Italia, e lo vuol fare seriamente (niente memorialistica, disciplina quotidiana, scelte esistenziali impegnative e piuttosto cruciali anche dal punto di vista economico, ecc) non lo fa perché vuole diventare ricco. No. Sono mostruosamente pochi, in questo paese, anche solo quelli che riescono a viverci, coi romanzi. Vendere tanto sarà anche una soddisfazione e ti permetterà lussi e figa, ma succede molto di rado, è più che un terno al lotto, e comunque non è il motivo per cui fai quello che fai. Qui pretendo che mi si creda sulla parola.
Uno dei commentatori del citato post, Vertigoz, ha indovinato il sentimento di estrema prostrazione davanti all’ennesima berciata da mercato del pesce:
siamo arrivati al punto in cui ogni critica viene imputata a ragioni personali. se io dico che sanremo mi fa cacare è perché in realtà vorrei andare al festival di sanremo. se dico che la lazio gioca di merda in realtà è perché vorrei giocare nella lazio. il fatto che qualcuno possa criticare qualcosa senza avere motivazioni più o meno recondite non è neanche un’eventualità contemplata.
Poi fa una modesta proposta (è, in quanto modesta, una proposta swiftiana: si accenda la lucetta sulla parola “ironia”):
propongo di impedire la libertà di recensione a chiunque abbia mai pubblicato un libro a patto che non abbia venduto più copie dell’autore che recensisce.
propongo inoltre di impedire la libertà di recensione a chiunque NON abbia pubblicato un libro a patto che non abbia venduto più copie dell’autore che recensisce.
Poi - be’, poi ci sono quelli che “il mercato”. Sono fantastici, perché siccome vengono pagati da femminili generalisti per parlare di macrofenomeni generalisti, possiedono una cognizione generalista del mondo e se una cosa non è generalista non esiste - allora loro sì che sanno che esiste il mercato. Urca ve’.
E hanno pure la preoccupazione di doverne avvertire gli altri, i poverini, bellamente ignari.
Il libro è un prodotto, dice. Una merce. E come no. Certo. Carta, cartone, colla e promozione. Ma, e qui vi dò una notizia bomba, il romanzo che vi sta dentro - lo dico? Dai che lo dico: no, non lo è. Un romanzo non è un prodotto, almeno secondo la connotazione che Marx dà a questo termine. Non se ha dignità di romanzo. E il romanzo, se è tale, è stato scritto per essere primariamente un romanzo, cioè un’opera d’arte, che sia riuscita o meno. Non un prodotto. Il prodotto viene dopo, se viene.
Un libro di successo è un oggetto che ha venduto molto. Bene. Ma il romanzo che vi è contenuto non è, per questo motivo, “un buon romanzo”. Altrimenti Tre metri sopra il cielo sarebbe un capolavoro e, per fare un esempio a noi caro nonché attuale, Revolutionary Road una stronzata. Altrimenti Antonella Clerici sarebbe una grande showgirl, e Giulia Lazzarini una cagna.
La letteratura non si misura in copie vendute. Parrebbe un concetto semplice, e invece vai a vedere in quanti lo capiscono.
Avvicinarsi a Fabio Volo non è difficile: è una persona cordiale, e sarà felice di stringervi la mano. Ma provate a dirgli che è un grande romanziere: in fondo ha venduto tantissimo. Vi riderà in faccia e, provando a mascherare lo sguardo da “chi è quest’idiota?” con un’espressione più educata, cercherà di liberarsi di voi il prima possibile.

gennaio 28th, 2009 at 1:20 am
notevole: una prova a trattarti come fossi sano di mente, e si piglia insulti. vabbè.
gennaio 28th, 2009 at 1:34 am
Insulti? Forse hai letto male. Al contrario, sei inclusa nella categoria delle “persone colte e stimate”.
gennaio 28th, 2009 at 2:39 am
Siccome io mi sono presa degli insulti - privati, ma pur sempre insulti - ci tengo a chiarire. Non ho mai detto nè scritto che tu rosichi. Neanche lo penso. Non penso che tu voglia essere Giordano, non penso che tu voglia il suo successo, non penso che tu aspiri a scrivere un libro come il suo. Penso semplicemente che a te PG sta sul cazzo. Avrai le tue ragioni, per carità, ma se così non fosse ti saresti preso almeno la briga di leggerne qualche pagina (cos’è? Una tua particolare forma di linea della fermezza? Se non leggi il romanzo non gli dai dignità di scrittore?). Al cui proposito: io non ho mai letto Fabio Volo, in compenso ho letto Yates e ho letto Giordano. E mi è piaciuto. Per carità, non che il mio parere conti qualcosa, ma scrivere come hai fatto tu che “l’unico dato che ho in mano è, semmai, che il libro di G. è piaciuto, tra tutte le persone che conosco, a quelle che leggono al massimo uno-due libri all’anno, e di solito uno dei due è il libro di Fabio Volo o un analogo” fa difetto alla tua intelligenza, parlandone da viva.
gennaio 28th, 2009 at 3:21 am
Simona, fai una cosa triplamente sgradevole.
In primis, fai pubblico riferimento a una comunicazione privata, che per come la vedo io è giocare sporco.
In seconda istanza, mi costringi, per difendermi da quel che dici, a scendere sullo stesso piano, cosa che non avevo nessuna intenzione di fare.
In terzo e ultimo, ti produci in una calunnia bella e buona, perché io, che mi ritengo un gentiluomo, non sono uso insultare una signora, tanto in pubblico che in privato.
E comunque la famosa comunicazione era la seguente: “Hai scritto un commento indegno di te; mi metti in imbarazzo”. Laddove l’imbarazzo riguardava evidentemente l’opportunità o meno di rispondere al commento come esso meritava, ossia prescindendo dal rapporto di amicizia che ci lega da anni.
Se in queste parole - le stesse in cui io ravviso semmai un’attestazione della stima che ho di te da anni - tu vuoi vedere un “insulto”, tocca a questo punto riconsiderare nozione e connotazione della parola, vocabolario alla mano.
E comunque ti segnalo che tu stessa usi, in coda a questo tuo commento, lo stesso genere di perifrasi. Ti pregherei di farmi sapere se devo ritenermi anch’io “insultato” o meno.
PS - E’ triste (ma anche interessante) constatare che siamo messi così male, quanto a libertà, da non poter scegliere neppure le proprie letture senza essere additati al pari di pericolosi sovversivi-covatori d’odio qualora tale scelta non si uniformi a quella comune.
gennaio 28th, 2009 at 3:30 am
Petunias,
sono d’accordo con ogni tua parola.
Io pensavo ultimamente che questo discorsetto bello tondo e ragionevole fatto da te qui in questo post dovrebbe essere una roba mica tanto difficile, invece ultimamente è la cosa che ripeto di più, fino allo sfinimento. Al di là dei nomi, dei gusti, delle amicizie e dei piccoli scontri, è stata anche la faciloneria dell’attuale politica editoriale di quasi tutte le case editrici a portare un certo appiattimento… nelle scelte, nel coraggio delle proposte… anche del concetto stesso di letteratura.
E con l’equazione idiota: “vende, piace” spesso mi stroncano le discussioni più gustose sulla letteratura (beh anche musica, cinema ecc). Ma sulla letteratura ci soffro di più.
Adesso se ad esempio dici “Moccia” subito dopo ti urlano dietro “snob!”.
Ho fatto un minestrone, solo per dirti che ti appoggio.
gennaio 28th, 2009 at 3:32 am
(Mi fai un post sulla Martani? Tu te la scoperesti?)
gennaio 28th, 2009 at 3:36 am
se non conoscessi la tua tendenza a prendere tutto terribilmente sul serio, penserei a una parodia.
cioè, che uno abbia diritto a non avere le palle rotte su quel che non gli piace è pure vero, in linea di massima.
ma se uno coglie ogni occasione per ribadire quanto esecrabile trovi uno specifico autore, e quanto di quello specifico autore non abbia letto una riga, che poi si lamenti del fatto che il resto dell’umanità gli dia non del sovversivo (maperpiacere) ma del fissato mi pare, beh, quantomeno bizzarro.
(e siccome è tardi non mi soffermo sulla scorrettezza intellettuale con cui manipoli le posizioni altrui: al di là del fatto che «lei è un grande romanziere» mi pare un approccio delirante a prescindere dall’identità dell’approcciato, e al di là delle illuminanti riletture marxiane su ciò che è prodotto fuori ma non dentro, un po’ tipo buco-con-la-menta-intorno, c’è che sei tu, non io, a fare una malattia delle copie vendute. io non ho detto che vende ciò che è bello - o viceversa; il bello non è un criterio né sensato né misurabile né interessante. per un’industria - e quella culturale lo è, fattene una ragione, altrimenti sembri un cinematografaro romano piagnone - il venduto lo è, un criterio. e un tizio che misura l’orrore per un libro non sull’averlo letto e detestato ma sul detestare il modo e la misura in cui viene venduto è uno che la pensa come me molto più di quanto gli piaccia ammettere.)
gennaio 28th, 2009 at 3:49 am
Prendo atto che amicizia o non amicizia qualsiasi pensiero o commento si distanzi da quello che pensi tu viene rubricato come “indegno” e “imbarazzante” per chi l’ha scritto. Io lo trovo piuttosto insultante, per l’intelligenza delle persone conivolte e per l’amicizia stessa. Siccome mi sembrava facessi riferimento a cose che avevo scritto io ti ho risposto qui, tutto qua. Detto questo la piega che sta prendendo questo psicodramma collettivo è questa, sì, piuttosto sgradevole oltre che abbastanza ridicola per cui, da parte mia, la finisco qua.
gennaio 28th, 2009 at 3:53 am
Io non ti appoggio, e lo sai.
Non ti ho dato del rosicone. Penso solo che uno scrittore bravo, o anche semplicemente un lettore vorace, quali tu sei, normalmente saluta con sospetto e noia un caso editoriale sbucato come un fungo dalla sera alla mattina. Questo mi sta bene. (Da questo punto c’è lo svincolo per la seguente discussione: «eh, la Mondadori monta un caso editoriale all’anno», «sì però la scelta ricade su titoli che la gente trova mediamente validi, ed è perché la Mondadori conosce il mercato»; «ah, allora Melissa è un titolo valido?», «magari non valido, ma qualche marcia per aver venduto così tanto ce la deve avere, comunque c’è una bella differenza tra Melissa, che ha venduto uno sfacelo e ha fatto schifo quasi a tutti, e Giordano, che ha venduto uno sfacelo e non ha fatto schifo quasi a nessuno»; «eh, ma la gente…». Ma noi non prenderemo questo svincolo. Tireremo dritto).
Non mi sta bene - anzi, lo ritengo assurdo - che tu dica che la recensione non dovesse essere affidata a Pincopallo pur non avendo letto
- mai neanche una riga di Pincopallo
- neanche la recensione medesima. (!!)
E argomentando la cosa con «tra tutti gli scrittori che ci sono, lui era il meno adatto».
Meno adatto sulla base di cosa? Di un sospetto?
Mi rispondi: è giovane. Che ne sa, lui, di crisi di coppia.
Posto che secondo me dovresti tagliare la testa al toro e andarti a leggere quello che Giordano a scritto, prima di esprimerti su di lui (se c’è una cosa che detesto sono i preconcetti, cazzo!), la tua argomentazione fa acqua da tutte le parti.
- Primo, perché il punto di vista di un giovane uomo non è inferiore a quella di un uomo vecchio. Quanto meno, non per definizione. Quello che conta, tanto in narrativa quanto in critica letteraria, è il punto di vista forte: e forte non significa legittimato dall’anagrafe.
- Secondo, perché, come ha già saggiamente detto qualcuno, la gente che ha letto e amato/odiato il libro di Paolo Giordano sarà curiosa di sapere cosa ne pensa su Revolutionary Road. Detta male: di quello che pensi tu su Revolutionary Road non gliene frega niente a nessuno; di quello che ne pensa Giordano importa a molti, a torto o a ragione. E siccome il Corriere non è una pubblicazione di nicchia ma un giornale per le masse, non vedo perché tradire le loro aspettative. Se voglio la retrospettiva su Yates di un’ignota letterata argentina, mi compro l’Internazionale o l’Unità. Se voglio la firma di Paolo Giordano compro il Corriere. L’edicola è un luogo democratico, uno pesca sapendo più o meno quello che trova. Forse dovresti cambiare testata.
Detto questo, ti voglio bene e ti accarezzo la pancetta.
gennaio 28th, 2009 at 4:09 am
Ah, preciso: «di quello che pensi tu non gliene importa niente a nessuno» - niente di personale, sentiti pure libero di sostituire la parola «tu» con «dio», «pulsatilla», «simona siri», «l’ignota letterata argentina» o qualsiasi altro che a tua detta, a lume di naso, ovvero sulla base di un pregiudizio più o meno attendibile, avrebbe scritto l’articolo meglio di lui. Cioè, mi stai dicendo che sulla più importante testata italiana non scrivono le migliori penne italiane? Che qualcuno più bravo di Giordano ci sarà? Siamo d’accordo, qualcuno ci sarà. Forse. Ma è un’osservazione un filino ingenua. Voglio dire, e allora? Non mi sembra che le cose siano mai andate diversamente. Sui giornali a grossa tiratura scrive chi è amato, popolare, in sintonia con il suo tempo, e di norma è gente che la pagnotta in qualche modo se l’è guadagnata, foss’anche vendendosi bene.
E comunque, ti manca il secondo termine di paragone: non puoi venirci a dire che c’è qualcuno più bravo di Giordano se non ti sei mai preso la briga di vedere come scrive Giordano. Non puoi. Non puoi. Non puoi. Questo ti squalifica automaticamente dalla discussione.
Baci.
gennaio 28th, 2009 at 4:10 am
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gennaio 28th, 2009 at 4:16 am
(Naturalmente è sottinteso il «Per me»).
gennaio 28th, 2009 at 4:17 am
giuro che domani vado a comprare tutti i libri di pulsatilla, in duplice copia, e poi li leggo a voce alta, in piedi, mano sul cuore. e fortissimamente spero che questa fosse una (riuscita) operazione di viral marketing.
gennaio 28th, 2009 at 9:31 am
Hai ragione, ma quanto la fai lunga!
Settanta risposte ad un post (ma hai tolto le tue dal conto?) che provoca sull’idolo del momento sono ancora troppo poche per lamentarsi e poi non c’era neanche una minaccia piccola piccola.
Io “I numeri primi” non l’ho leto perche’ l’ho spocchiosamente buttato dopo due righe prese a caso; ma siccome anche io nel mio piccolo scrivo, non lo dico a quelli che conosco se no loro mi guardano con l’espressione “Rosicone!..” (la vita e’ fatta così).
Comprero’ invece “Revolutionary Road”.
ciao
cacioman
gennaio 28th, 2009 at 9:36 am
Rispondo a Simona (per il resto non intendo tornare sulla questione: la finalità del post era esattamente quella: avere un permalink da mettere sotto il naso ogniqualvolta si ripresenti il problema).
Simona, non provarci. “Prendo atto che amicizia o non amicizia qualsiasi pensiero o commento si distanzi da quello che pensi tu viene rubricato come “indegno” e “imbarazzante” per chi l’ha scritto”.
Sai che non è vero. Non provarci, inganni solo te stessa.
E comunque, lo psicodramma, come lo chiami tu, l’hai innescato tu stessa, mescolando privato a pubblico.
gennaio 28th, 2009 at 9:54 am
A suffragio ti dirò che i primi due capitoli del libro che non hai letto sono due gioielli. Quanto al tuo R. Yates, che prima di essere reso celebre in Italia da Minimum Fax e da Petunias era stato riscoperto negli usa dal New Yorker e dagli editori americani, pare che dicesse: “Non voglio il successo, voglio lettori”.
gennaio 28th, 2009 at 11:25 am
Non ho letto i commenti, mi limito a tributare i miei 90 minuti di applausi a questo post. Il concerto di arte un tanto al chilo è aberrante, ancora peggio il ritornello de “i gusti sono gusti”. Ribadisco, 90 minuti di applausi.
gennaio 28th, 2009 at 11:42 am
Condivido pienamente quello che dice petunias sulla scarsa attinenza tra vendite e qualità letteraria di un romanzo, e non credo che ci sia qualcuno che sostenga cose diverse. La qualità letteraria (l’essere “un buon romanzo”) presenta lo svantaggio di essere piuttosto sfuggente alle definizioni e relativamente inafferrabile ai contemporanei, a fronte di un dato di vendite forte della sua incostentabile numericità. Da lettore considero “Giulietta Squeenz”, il secondo libro di Pulsatilla, molto migliore della “Ballata delle prugne secche”, che pure ha venduto molto di più. Ma farei fatica a dare alla mia preferenza un connotato oggettivo, libero dalle scivolosità del “mi è piaciuto”.
È chiaro che sostenere la separatezza fra qualità e vendite vale in ogni senso: ci sono sicuramente libri che hanno venduto molto e sono magnifici (credo che Woodehouse abbia venduto milioni di copie ed è l’autore i cui libri porterei per primi nella famosa isola deserta), così come ci sono libri che hanno venduto pochissimo e sono delle ciofeche.
Capisco la polemica su Giordano recensore, anche se non condivido la valutazione anagrafica. Mi pare però che il vero problema sia la natura criptopromozionale delle recensioni di tutti a tutti; l’oggetto libro, il non-prodotto romanzo è sempre più frequentemente una sorta di sfondo occasionale, mentre va in scena la rappresentazione di ciò che un autore-critico pensa di un altro autore-critico, quasi sempre (non è il caso di cui stiamo parlando) con un sottotesto di attese di reciprocità e/o di conflitti, alleanze e riposizionamenti interni ad un piccolo mondo.
Dal mio punto di vista il problema non è l’esistenza del marketing editoriale, che è un dato: è quello che mi sembra essere il suo (mal)funzionamento in Italia. Con tutto il rispetto per il mai abbastanza lodato ufficio stampa di Melissa P., non credo proprio che l’attività promozionale faccia vendere fino a sessantamila copie di un libro; e forse è proprio questo piccolo delirio di onnipotenza a far preferire le recensioni-soffietto ad una ponderata e penetrante critica autonoma, a dilatare oltre il ragionevole le questioni di packaging, ad abusare del sostegno televisivo.
In ogni caso sono grato a chi mi ha segnalato questo blog, sia perché vi interviene la penna mirabile della Soncini (so che confessandomi lettore di “femminili” tolgo ogni attendibilità alle mie parole; ma è l’amara verità), sia perché mi ha permesso di scoprire un autore (petunias) che ignoravo. Comprerò il suo libro, sicuro con questo di non nuocere alla qualità letteraria del medesimo. Salut
gennaio 28th, 2009 at 12:08 pm
Mi permetto solo di dissentire su Fabio Volo. Nel mio breve contatto con lui al Salone del Libro, in cui si parlava proprio del suo romanzo di tre anni fa, mi sembrò piuttosto convinto di voler essere preso sul serio come scrittore.
gennaio 28th, 2009 at 12:17 pm
mi affaccio timida su questa discussione solo adesso, nonostante abbia letto giorni fa il post su G e tutti i suoi commenti. Solo per dire che da lettrice fedele di petunias, sonc e simona mi auguro che facciate presto la pace.
Su G invece penso solo che sia come un big mac, non sembra così tossico, ma ti rimane sullo stomaco per una settimana. Evitabile quindi, ma di sicuro non il peggio in circolazione.
gennaio 28th, 2009 at 1:17 pm
Ah…sei uno scrittore quindi? Non lo sapevo, pensavo un blogger. Non ha importanza comunque. A me piace Antonio Pascale ed il suo “S’è fatta ora”, lo conosci?
Hai ragione: ci sono tanti scrittori bravissimi che vendono solo migliaia di copie. Ed è una fortuna che ci siano, è la coda lunga della cultura, della creatività.
Invece che romanzi sto pensando di scrivere testi per il teatro, che, avendone fatto un po’, è rimasta una mia grandissima passione. Se vuoi, contando il numero di persone che va a teatro, un’altra follìa.
gennaio 28th, 2009 at 1:30 pm
Io, che sono una ragazza rozza, leggendo l’altro post ho pensato che Petunias ce l’avesse con certi meccanismi dell’industria culturale, più che con un determinato scrittore: uno può riconoscere l’esistenza di certi meccanismi, ed esserci all’interno, senza farseli piacere per forza .
gennaio 28th, 2009 at 2:32 pm
Non sei rozza, Maria. Forse è solo la prima volta che ti imbatti nell’ennesimo round Moroni VS Giordano (non versus Giordano in quanto tale, dice Moroni - e gli crediamo -, ma in quanto esponente di un certo genere di scrittori); mentre alcuni dei presenti hanno già consumato svariati canestri di popcorn ascoltando le sue legittime sfuriate, e adesso, come caldeggia qualcuno, devono passare all’assunzione di sostanze pesanti per trovare la cosa ancora interessante.
Enrico, je t’aime.
Guia, je t’aime aussi.
gennaio 28th, 2009 at 3:54 pm
Continuate, ciomp
gennaio 28th, 2009 at 5:41 pm
[...] casa di The Petunias c’e’ una bella discussione, spalmata su due post + commenti che verte (fra le altre cose) sulla irrisolta questione della ambiguità [...]
gennaio 28th, 2009 at 6:00 pm
mangiate merda.
miliardi di mosche non possono sbagliare.
gennaio 28th, 2009 at 6:49 pm
Alla fine Petunias, per il solo fatto di essersi abbassato alla discussione e avere un po’ corretto i toni, comincia a starmi simpatico (non me ne voglia per questo).
quindi vorrei incoraggiarlo a continuare su questa strada, che è quella “+ ascolto - insulti” (almeno mi pare). Credo che il punto non sia decidere qui e una volta per tutte se il successo debba essere per forza inversamente proporzionale alla qualità (non credo, non si spiegherebbero Larsson e Beatles, come dice lui lo stesso). E neanche se chi osa criticare debba per forza essere sempre tacciato di “rosicone” (no, naturalmente).
Quello che non mi è piaciuto del post iniziale di Petunias è stato, soprattutto, il tono. Un tono che manco Philip Roth si potrebbe permettere. Dopodiché il diritto di criticare Paolo Giordano ce l’ha uno che ha scritto un libro vendendo due milioni di copie, uno che ha scritto un libro vendenone una sola, e pure chi un libro non l’ha mai scritto, e pure uno che non ha mai scritto nell’ordine una lettera, email, sms. Il diritto di criticare Paolo Giordano ce l’ha pure uno che non sa leggere, o semplicemente non ha mai letto Paolo Giordano.
Certo però che a quel punto le sue osservazioni sono un po’ meno autorevoli.
E la critica fondamentale, cioè che PG è giovane e quindi non può parlare a ragion veduta di quel tema, mi sembra di una notevole debolezza. Littell a molti è piaciuto a molti no, ma nessuno gli ha rinfacciato di non poter parlare dell’Olocausto perché ha ancora il latte sulle labbra e all’epoca dei fatti non era ancora nato.
La categoria dello “spandimerda”, purtroppo in rapida diffusione online e offline (ma più online), non mi è mai piaciuta. Al di là di Petunias, una bella tirata - motivata o no non importa - contro Giordano (ma potrebbe essere Scurati, Piperno, Allevi, mi aspetto quelle contro gli Afterhours a Sanremo) e una contro i giornali e i giornalisti, e l’applauso è assicurato.
Ancora una volta, questo non significa che uno debba per forza amare Giordano, o Scurati, Piperno, Allevi, per carità (peraltro accomunati solo dal successo, per fortuna). Però dare spiegazioni convincenti e ragionevoli non guasterebbe. Lungi da me una recrudescenza di buonismo veltronista, ma se si abbassasse il tasso di livore e astio gratuiti e si aumentasse quello di critica e riflessione, sono convinta che la rete ne guadagnerebbe. L’atteggiamento snark a me pare una maledizione. Comunque, Petunias, sinceramente, grazie di avere permesso questa discussione. Ciao
gennaio 28th, 2009 at 7:03 pm
Ma poi, domando io, dove regna tanta diffidenza verso i casi letterari? Regna nei lettori di G. Ceronetti (per dirne uno da legge Bacchelli)? Macché, regna nei lettori di J. Littel e S. Larsson.
gennaio 28th, 2009 at 7:09 pm
Sottoscrivo il commento di Silvia parola per parola e virgole comprese.
gennaio 28th, 2009 at 7:12 pm
http://www.infinitestorie.it/base/ch-csl.asp
Francesco Toldo: Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi
Il suo commento
Ho appena terminato di leggere La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano che quest’anno ha vinto il Premio Strega. Ve lo consiglio caldamente. Io l’ho trovato bellissimo.
gennaio 29th, 2009 at 5:37 am
wow, la tenutaria fuori sede !
avendolo a casa ho letto i numeri primi, mi è piaciuto. e alla tv giordano mi stava pure sulle palle.
caro Petunias, magari te lo fai prestare ( così non contribuisci al mantenimento dell’autore ), per vedere se cambi idea, per la legittima curiosità che il numero di commenti favorevoli dovrebbe averti stimolato. pensa che sorriso cassandresco se leggendolo ti pare una stronzata. ma sopratutto pensa da lettore che gioia se scopri un piccolo gioiello, insomma in ambedue i casi ci guadagni qualcosa. ed in tempo di crisi globale non mi pare poco.
gennaio 29th, 2009 at 11:10 am
Però se non è il mercato a decidere cosa sia o non sia un capolavoro, cos’è? Una manciata di critici? E chi ha stabilito che costoro abbiano titolo d’esserlo? Mica può essere il mercato.
E se anche fosse. Qual’è il “valore” - perché ad un certo punto un metro comune dobbiamo trovarlo, sennò ognuno si tiene le sue idee - di un bellissimo libro letto da un centinaio di persone contro un libercolo letto da qualche milione.
gennaio 29th, 2009 at 2:07 pm
comunque, resta indelebile quello che pulsatilla e silvia dicono: si parla di quello che si conosce, almeno leggilo ’sto giordano, hai visto mai che ti piaccia.
Io l’ho letto e m’è piaciuto, sarò poco snob, sarò popolare, sarò culturalmente massificato, ma guarda che è un bel libro ed il tipo scrive e descrive proprio bene.
tu dici che il problema è far scrivere a lui la pagina culturale del corriere, non vedo perché, si tratta del corriere è uno scambio di favori tra Rcs e Mondadori, non è scandaloso e soprattutto non ha senso paragonarlo a Piperno (edito mondadori) perché lì mancava davvero il talento e tutto era contesto e quindi strategia, ma io questo lo posso dire perché li ho letti entrambi.
gennaio 29th, 2009 at 4:11 pm
è vero, spesso gli scrittori sono litigiosi, presuntuosi e polemici. magari insopportabili. però grazie a tutti, perché non capita spesso di trovare discussioni intelligenti. e questa lo è.
gennaio 29th, 2009 at 6:18 pm
In ogni caso, onore a Petunias! Almeno tre lettori dei suoi post hanno letto e apprezzato il libro che l’Autore non ha letto subito dopo avere appreso della sua pregiudiziale diffidenza.
gennaio 29th, 2009 at 6:52 pm
Ciò che getta discredito sulla vostra posizione (e su voi stessi), e fa in modo che tale posizione non possa essere presa sul serio, cari sostenitori dell’innocente Paolo Giordano, è benissimo riassunto nel commento di Robba qui sopra.
La credenza, cioè, che qualora uno debba scegliere tra la lettura del libro A e quella del libro B, e sceglie il libro B, non lo fa perché il libro B lo interessa di più, ma perché nutre “pregiudiziale diffidenza” nei confronti del libro A.
Già: vi piaccia o no, cari sostenitori di Paolo Giordano, al mondo esistono centomila miliardi di libri che a un lettore (diverso da voi, evidentemente) possono interessare - per un motivo o per l’altro - più di quello del vostro beniamino. Magari non ve li sbattono in faccia tutti i giorni, magari non vincono megapremi, magari non sono stati scritti da personaggi come un “giovane fisico” dagli occhi azzurri e il viso regolare, tranquillo e rassicurante, magari hanno anzi autori macrocefali e antisociali, e tirature modestissime: ma esistono.
Se una faccenda semplice come la normale libertà di scelta voi la chiamate “pregiudizio”, temo che il pregiudizio, quello vero, sia un problema tutto vostro.
gennaio 29th, 2009 at 7:08 pm
Diffidenza o disinteresse, fatto sta che hai subito contribuito ad aumentare il numero dei lettori (dei lettori, non soltanto del venduto!) di un libro che non hai letto. La Mondadori come minimo dovrebbe mandarti una copia firmata dall’autore (che, detto tra noi, non è mica così figo come lo vedi tu: se fosse un personaggio del libro per me sarebbe Denis!).
gennaio 29th, 2009 at 7:18 pm
a’ robbe’, ma ce sei o ce fai?
dicessi pregiudizio non quello relativo ai milioni di libri che non leggi, bensì quello relativo al singolo libro che non fai altro che vantarti di non aver letto e di schifare (while giordano cries all his way to the bank)
magari alla terza volta che tizio fa un pubblico punto d’onore del non averti letto (e contestualmente del trovarti una trista operazione di marketing indegna della considerazione delle persone degne) ti viene il dubbio che non sia una scelta più o meno casuale, dovuta alla mancanza di tempo o di interesse - cheddici?
(e sorvolo sul fatto che, per uno che non fa il salumiere ma si occupa in qualche modo di cultura contemporanea, non incuriosirsi di fronte a un libro che vende così tanto e piace così tanto è tratto che solo da queste parti può diventare presa di posizione orgogliosamente intellettuale, invece che tragico limite adatto a spiegare i limiti di ciò che si produce nella propria professione.)
gennaio 29th, 2009 at 7:19 pm
Certamente se le cose stessero come dici tu sarebbe triste.
Perché in nessuno dei miei post (e nessuno dei miei commenti) si parla del romanzo di Paolo Giordano (o del suo articolo) che, com’è noto, non ho letto. E’ anzi proprio il fatto di non averlo letto la vera pietra dello scandalo: “come ti permetti di non leggerlo?!” è infatti la critica che mi viene mossa.
Insomma, se è vero quel che dici - e probabilmente è vero - il comportamento delle persone ha delle parentele con quello di coloro che incrociando per strada un sanguinoso incidente vi si avvicinano, attratti non dalla possibilità di dare un aiuto, ma dall’odore del sangue.
gennaio 29th, 2009 at 7:20 pm
dicesi, no dicessi (ma si capiva, no?)
gennaio 29th, 2009 at 7:22 pm
ah, vabbè, adesso vien pure fuori che giordano non è figo. cioè, in italia c’è sì e no uno scrittore trombabile a decennio, e noi ci mettiamo a fare le schizzinose. mi meraviglio di te, guarda.
gennaio 29th, 2009 at 7:22 pm
Sonc, tu ricordati sempre il mestiere che faccio per campare, e soprattutto i brief che ricevo da ben dieci anni.
Ah, e ricordati anche il “fenomeno” Allevi, che “vende così tanto” e “piace così tanto”.
Ah, e pure “I Cesaroni”.
gennaio 29th, 2009 at 7:25 pm
non fosse contro la mia religione, ti metterei un link di quel che avevo scritto proprio su allevi sul mio coso. che se non lo capisco è un problema mio. come vasco rossi. come i cesaroni. (e io del mestiere che fai per campare, parlavo: è una tv contemporanea, quella che voglio; nei romanzi, fai un po’ quel che ti pare, tanto lo sai che io leggo solo jackie collins.)
gennaio 29th, 2009 at 7:27 pm
Tu usi il “se non lo capisco è un problema mio” come artificio retorico, suvvia. E da anni.
Ma che, me voi cojona’ proprio a me?
gennaio 29th, 2009 at 7:32 pm
rasoio di occam: lo uso da anni perché lo penso. l’ultima conversazione su “pagherei per riuscire a capire la fenomenologia di vasco rossi” l’ho avuta non più tardi di due settimane fa. e a dicembre ho persino guardato una puntata di zelig. e ti giuro che nessuna delle due azioni era parte di un complotto ai tuoi danni.
gennaio 29th, 2009 at 8:21 pm
Petunias, la critica che ti viene mossa non è affatto “come ti permetti di non leggerlo”
ma
“come fai a a decidere che PG è inadeguato a recensire qualsiasi cosa sul Corriere se non hai letto né il libro né la recensione di cui parli? Solo perché PG è giovane e di successo? Ci dev’essere di mezzo per forza un complotto editoriale? E l’aereo sul Pentagono, dove lo mettiamo?”
gennaio 29th, 2009 at 9:16 pm
Garçon? *snap snap* Altri popcorn.
gennaio 29th, 2009 at 9:50 pm
dispiace se lo riscrivo? così me lo rileggo, perché mi è piaciuto troppo:
Già: vi piaccia o no, cari sostenitori di Paolo Giordano, al mondo esistono centomila miliardi di libri che a un lettore (diverso da voi, evidentemente) possono interessare - per un motivo o per l’altro - più di quello del vostro beniamino. Magari non ve li sbattono in faccia tutti i giorni, magari non vincono megapremi, magari non sono stati scritti da personaggi come un “giovane fisico” dagli occhi azzurri e il viso regolare, tranquillo e rassicurante, magari hanno anzi autori macrocefali e antisociali, e tirature modestissime: ma esistono
il punto è: perchè dovrei leggere Paolo Giordano? solo perché sta ovunque e in ogni luogo?
io i libri da leggere preferisco sceglierli io, piuttosto che farli scegliere alla maggioranza degli italiani o all’ufficio stampa della Mondadori. leggere Paolo Giordano non è *sbagliato*, ma denota una grave mancanza di fantasia e una scarsa consuetudine con le librerie. se andate oltre la prima rassicurante pila di Dan Brown c’è anche dell’altro. un minimo di originalità, cristiddio.
gennaio 29th, 2009 at 9:57 pm
Io lo dissi
http://insanoloco.splinder.com/post/18426382/il+lettore+sordo
e i lettori del mio post erano tutti d’accordo, Petù! Mo si che devi rosicà
>La credenza, cioè, che qualora uno debba scegliere tra la lettura del libro A e quella del libro B, e sceglie il libro B, non lo fa perché il libro B lo interessa di più, ma perché nutre “pregiudiziale diffidenza” nei confronti del libro A.
Daje Petù sei tutti noi
gennaio 29th, 2009 at 10:02 pm
De gustibus. Sarà che PG di faccia mi ricorda tanto un mio ex collega evirato.
gennaio 30th, 2009 at 1:28 am
Chiara: ci hai preso, sto a rosica’.
gennaio 30th, 2009 at 1:31 am
Io sono una di quelli che ha letto Paolo Giordano priva di preconcetti e di diffidenza. L’ho letto perfino prima che le tirature cantassero la marcia trionfale. Ho trovato i primi due capitoli assolutamente sensazionali. Ma arrivata alla fine ho chiuso il libro pensando che una buonissima occasione era stata sprecata. Deludente, è la parola che userei per definire PG e la sua storia. Mio personalissimo parere. Non scrivo per difendere o accusare Petunias, ma solo perchè in mezzo a tante lodi mi sembrava giusto far sentire anche la voce di una persona che ha letto, assaporato (per troppo poco tempo), e che poi si è sentita fregata. Uno scrittore che promette e non mantiene mi infligge sempre un po’ di dolore. Se si grida al genio, poi, mi fa anche un po’ irritare.
gennaio 30th, 2009 at 1:33 am
E considerando che ho scritto “una di quelli che ha letto”, cancellate il mio post dalle vostre menti perchè ho dimostrato di non conoscere l’italiano.
gennaio 30th, 2009 at 3:00 am
“When you meet anyone in the flesh you realize immediately that he is a human being & not a sort of caricature embodying certain ideas. It is partly for that reason that I don’t mix much in literary circles, because I know from experience that once I have met & spoken to anyone I shall never again be able to show any intellectual brutality towards him, even when I feel that I ought to”.
George Orwell in una lettera a Stephen Spender, aprile 1983. Così, mi pareva si adattasse alla querelle.
gennaio 30th, 2009 at 3:41 am
rileggendo il post di gnegnet, mi permetto di rilinkarlo.
aveva già detto tutto il 17 settembre 2008, e non ha nemmeno scritto un libro, quindi almeno nessuno gli può sfasciare i marroni sulle scarse vendite delle sue merci:
http://insanoloco.splinder.com/post/18426382/il+lettore+sordo
gennaio 30th, 2009 at 5:10 am
Posto che nei commenti di un blog si può fare di tutto, compreso scambiarsi ricette (a me ad esempio piacerebbe avere il vostro parere sulla controversa credenza che nella matriciana vada messa anche la cipolla), trovo divertente che il dibattito sia completamente scisso tra frange di autismo. Le quali, rispettivamente, pensano che si stia ragionando:
- sulla legittimità di non leggere Paolo Giordano;
- sulla deprecabilità di leggere Paolo Giordano;
- sulla deprecabilità di Paolo Giordano;
- sulla legittimità di deprecare Paolo Giordano.
Non so in quale dibattito siate finiti voi, io sono entrata nella sala convinta che l’argomento fosse: è giusto che a Giordano affidino la recensione di RR sul Corriere? (la mia risposta è sì, per tutti i motivi elencati), e poi: è giusto stroncare un autore senza averlo letto («stroncare», non «ignorare»), solo perché di successo?
I pareri sugli ultimi capitoli del romanzo, i commenti dei calciatori copincollati da Ibs, i lamenti su quanto sia stata seccante la propaganda con l’occhio tra i cespugli e perfino la citazione a memoria di Orwell (il quale tra l’altro ha detto una cazzata: essere andati a letto con l’avversario inasprisce la vena eristica, detto sempre «from experience»), sono, per carità, una valida alternativa alla soireé situazionista, ma cosa c’entrino con la discussione mi è oscuro.
Mi è oscuro anche perché Natalie Portman e Devendra Banhart si siano lasciati. Sonc, tu secondo me ne sai qualcosa, sputa il rospo.
Ma soprattutto: «amatriciana» o «matriciana»? Parliamone.
gennaio 30th, 2009 at 5:22 am
Ah, ma forse Orwell con «in the flesh» intendeva dire «di persona», non «carnalmente».
Vabbè, comunque sia.
(Pulsatilla rilegge Orwell, Einaudi Supercoralli, 198 pp.)
gennaio 30th, 2009 at 10:15 am
Io dico che Roberto, a questo punto, se è vero come è vero l’assunto del suo post almeno i primi due capitoli dovrebbe leggerli. Bastano 15′ in piedi da Feltrinelli.
gennaio 30th, 2009 at 10:39 am
E a che scopo, se (come sostiene Carla ma non solo: pare sia opinione comune) solo i primi due capitoli sono buoni? La mia libreria è già abbastanza piena di roba che smetto di leggere a pagina 30. E da pagina 30 a pagina 200 che ne sono altre 170.
gennaio 30th, 2009 at 10:47 am
Non “buoni”. Secondo Carla, sono “sensazionali”. E dubito che tu legga roba sensazionale tutti i gg.
gennaio 30th, 2009 at 10:56 am
Tuttavia sono sempre due capitoli.
gennaio 30th, 2009 at 11:47 am
comunque sia, a me, la solitudine dei numeri primi ha fatto… come dire… petare.
gennaio 30th, 2009 at 1:02 pm
> ma cosa c’entrino con la discussione mi è oscuro.
è oscuro anche a me cosa c’entrasse il tuo primo commento sull’altro post, che per inciso ha dato vita a questo can can.
gennaio 30th, 2009 at 1:16 pm
Vertigoz, lo dico trovandomi con opinioni così identiche alle tue da citarle letteralmente in un post (in merito a quanto si è detto su quello che per comodità chiameremo “argomento PG”) e opposte a quelle di Pulsatilla: l’impressione è che i tuoi commenti perdano lucidità nei momenti (e nei modi) in cui te la prendi con lei.
Forse un duello al sole potrebbe risolvere qualcosa - non so.
gennaio 30th, 2009 at 1:55 pm
piuttosto, paolo chi?
gennaio 30th, 2009 at 2:05 pm
io forse sono andata fuori tema, e me ne scuso, perché da anni non compro più il Corriere, a parte quando devo fare traslochi e mi serve carta per impacchettare.
Pardon.
gennaio 30th, 2009 at 2:15 pm
Quanto alla lucidità di Vertigoz basti dire che a suo parere la Soncini è “quella che scrive sul Foglio”. E il presidente della Repubblica in carica chi è? Ciampi? Ricordo eventualmente al di lui coniuge, ai parenti entro il 4° grado e agli affini entro il 2° che su loro domanda il Tribunale del luogo di residenza o domicilio può senz’altro pronunciarne l’interdizione.
gennaio 30th, 2009 at 2:27 pm
> Quanto alla lucidità di Vertigoz
la tecnica di infangare l’avversario per destituite di legittimità le sue tesi è vecchia come il cucco e molto adoperata anche dalla Soncini e dai suoi degni maestri.
> l’impressione è che i tuoi commenti perdano lucidità nei momenti (e nei modi) in cui te la prendi con lei.
non credo ci siano altri momenti oltre a quelli da te indicati. come l’opera di Petrarca poteva riassumersi nelle parole “dite a Laura che l’amo” l’opera di Vertigoz può riassumersi nelle parole “dite a Pulsatilla che l’odio”.
gennaio 30th, 2009 at 2:36 pm
quanto a Pulsatilla. trovo divertente che faccia notare che siamo andati fuori tema, quando stiamo andando fuori tema da giorni per rispondere a chi come lei ha portato il discorso fuori tema (”che vendi meno di quanto meriti (e meriti lo Strega, per quanto mi riguarda)”).
se poi vogliamo levare diritto di parola a un fine intellettuale come Francesco Toldo (essendo portiere di riserva ha molto tempo libero per leggere in panchina) allora diciamolo ma io mi straccerò le vesti finché avrò la forza in queste braccia, e finché non gli sarà data come minimo la pagine di cultura del Messaggero (ammesso che ci sia, non ne sono sicuro).
quanto al fatto che perdo lucidità parlando di Pulsatilla vorrei dire che non è vero niente e che dsfgwafdsafsasdgfdsafgfvafsafsaf
gennaio 30th, 2009 at 2:41 pm
Tra gli scrittori italiani più celebrati il più scopabile a me sembra Scurati, anche se porta male gli anni. Comunque, ieri è successa una cosa strana: la copertina del libro di Paolo Giordano occhieggiava, letteralmente, così mi sono avvicinata e ho usato il mio classico sistema per scegliere un libro: apro su una pagina a caso, controllo se è scritta molto fitta o no e leggo quattro o cinque righe. Ho fatto appena in tempo ad aprirlo perché sono stata immediatamente gettata da una forza sconosciuta contro un scaffale pieno di Anne Rice e di libracci scuri della Fazi.
gennaio 30th, 2009 at 2:47 pm
E abbiamo fatto 70 anche con questo post.
(Anzi, 71).
Penso possa bastare, no?
gennaio 30th, 2009 at 2:48 pm
> la Soncini è “quella che scrive sul Foglio”. E il presidente della Repubblica in carica chi è? Ciampi?
forse come paragone era meglio: e il terzino sinistro del Frosinone chi è? Angelo Antonazzo?
gennaio 30th, 2009 at 3:10 pm
io credo che il diBBattito possa riassumersi come segue:
era o non era Paolo Giordano la persona più adatta tra tutte le persone esistenti a recensire Yates (tesi A) oppure forse, in qualche minima misura, ha anche pesato il fatto che ha venduto una catasta di libri e in questo momento ha una visibilità mediatica di poco inferiore a quella di Padre Pio (tesi B)?
gennaio 30th, 2009 at 3:50 pm
Certo che ci vuole una gran pazienza con te! Senza offesa ma la tesi A non è quella che dici tu (peraltro per come poni la questione - “era o non era” - sarebbero due tesi in una) ma la seguente: “Si può giudicare PG soggetto inadatto a recensire Yates, o chicchessia, senza avere letto nulla di quanto da egli scritto e tantomeno la recensione in questione?”.
gennaio 30th, 2009 at 4:08 pm
> peraltro per come poni la questione - “era o non era” - sarebbero due tesi in una)
mai sentito parlare di figure retoriche? tutti i giorni o giammai? (<< Si può giudicare PG soggetto inadatto a recensire Yates, o chicchessia, senza avere letto nulla di quanto da egli scritto e tantomeno la recensione in questione?”.
senza offesa, ma non sono d’accordo con la riformulazione. per me la domanda cruciale era: tra tutte le persone sul globo terracqueo era a priori la persona più adatta? e in virtù di quali titoli, meriti o competenze? anche ammesso che abbia scritto un bel libro (anche ammesso) questo in che relazione è con l’incarico che gli è stato offerto? se il criterio è la qualità del libro ci sono tantissimi altri autori di qualità. quindi -evidentemente- il criterio non è solo la qualità del libro. c.d.d.
gennaio 30th, 2009 at 4:17 pm
Incontestabile, temo.
Credo di aver detto la stessa cosa con altre parole: aver scritto un buon libro non ti dà necessariamente la patente per averne compreso a fondo un altro e saperne restituire arte, cifra, contesto, ispirazione e umori.
gennaio 30th, 2009 at 4:30 pm
Insomma per scrivere recensioni non basta sapere scrivere ma serve una patente.
gennaio 30th, 2009 at 4:41 pm
vabbè adesso non possiamo parlare d’altro? Petunias, inaugura un nuovo dibbatito.
gennaio 30th, 2009 at 5:26 pm
qualunque fosse l’origine, per come è andato avanti il dibattito è ormai divenuto con tutta evidenza: c’è al mondo una donna caritatevole disposta a darla a vertigoz, o sarà egli costretto a sopportare se stesso in queste condizioni ancora a lungo? da un rapida valutazione estetica e contenutistica del frammento della tv di ieri di cui più si parla oggi, mi pare di poter azzardare che maria sung sia la persona giusta per il compito.
gennaio 30th, 2009 at 5:36 pm
> c’è al mondo una donna caritatevole disposta a darla a vertigoz, o sarà egli costretto a sopportare se stesso in queste condizioni ancora a lungo?
questa mi ha ferito, sappilo. a che scuola media vai esattamente?
gennaio 30th, 2009 at 6:08 pm
no, piccino, non volevo ferirti. però dice la mia prof di educazione tecnica che se non la pianti di tirarmi le caramelle dice alla tua maestra di ritirarti il quaderno delle aste.
più che altro perché con le finestre chiuse non mi prendi e sporchi i vetri (però ci complimentiamo tutti per la mira, non capiamo come possano averti fatto ripetere la primina, con simili doti.)
gennaio 30th, 2009 at 6:14 pm
Vertigoz, «se ti fossi dato la pena di leggere» (uso la locuzione a te tanto cara) avresti notato che il diaogo tra me e Moroni è stato
- basta prendertela con quel poveretto! :))
- taci tu, che non sei obiettiva :))
- vabè, manco tu sei obiettivo, che vendi poco e c’hai pure la panza :))
Ma siccome per te rappresento l’idolo negativo da abbattere in tutta la vasta Rete, hai pensato bene di prendere una schermaglia fra amici - senza capire che la diatriba su quanto valga Giordano è uno dei nostri tormentoni privati, di solito collocato tra il «signora mia» e il «guarda non sai» - e trasformarla in una faida da ritorcermi contro. Naturalmente coprendoti di ridicolo a detta di tutti.
Il tutto, purtroppo, senza toccare l’intensità lirica del Petrarca, qualora ti sorgesse il dubbio.
gennaio 30th, 2009 at 6:21 pm
Ah, questo non toglie che Roberto seriamente ritiene che Giordano non debba scrivere sul Corriere, mentre io penso l’opposto.
gennaio 30th, 2009 at 6:27 pm
stavo lavando i piatti e (poiché ogni scusa era buona per interrompermi) ho sentito l’urgenza di tornare a dire l’unica cosa che avrei dovuto sin qui dire sul tema.
ovvero: nessuno meglio di me comprende il fanatismo di roberto, riassumibile in «non è tanto che un articolo sul mio libro preferito non vada fatto scrivere a uno che mi sta sul culo, quanto che va fatto scrivere a gente da me personalmente approvata, che abbia passato appositi test attitudinali e alla quale io in persona assegni un patentino che posso ritirare in qualunque momento.»
cioè: io sono quella che manda mail di insulti a sconosciuti che osino nominare sorkin, figuriamoci se posso meravigliarmi di un simile atteggiamento.
quel che mi stupiva, ho realizzato lavando i piatti, era che ci fosse qualcuno che gli andava dietro, invece di spernacchiarlo.
cioè, quando io bercio che come osano tizio e sempronio parlare di west wing senza il mio benestare e senza quelle che io sola sono abilitata a valutare come sufficienti competenze, c’è sempre qualcuno che mi zittisce con fantasiose variazioni sul concetto di «a’ fanatica», purtroppo o per fortuna.
poi mi sono resa conto (quando ormai avevo abbandonato la cucina) che in realtà nessuno gli va dietro. a parte l’uomo che nella vita si è posto come obiettivo la character assasination di pulstilla, e non so perché ma fatico a prenderlo sul serio.
gennaio 30th, 2009 at 6:36 pm
> Naturalmente coprendoti di ridicolo a detta di tutti.
prego esplicitare questi tutti con opportune citazioni. a meno che tu per tutti non intenda la soncini, che io definirei più correttamente nessuno.
> se ti fossi dato la pena di leggere
ho come l’impressione che in “riassunto” non andassi fortissimo alle elementari:
versione 1:
Valeria, ma tu ci credi davvero in quello che dici o dici per dire? … “Giordano piace”, dici tu. Ma che discorso è? Che vuol dire “piace”? “Piace alla gente che piace”?
versione 2:
- basta prendertela con quel poveretto! :))
- taci tu, che non sei obiettiva :))
- vabè, manco tu sei obiettivo, che vendi poco e c’hai pure la panza :))
> Ma siccome per te rappresento l’idolo negativo da abbattere in tutta la vasta Rete
la vasta Rete non è così vasta visto che hai commentato ininterrottamente il mio blog dal 9 gennaio 2009 al 16 gennaio 2009
gennaio 30th, 2009 at 6:44 pm
Ehi Vert, tra i tuoi detrattori ci sono anch’io!
gennaio 30th, 2009 at 6:44 pm
Bleah. Non ne posso più. Adiòs.
gennaio 30th, 2009 at 6:47 pm
ma mi sono coperto di ridicolo davanti a te? dai robba, sii onesta. che dopo questa cosa che pare che nessuna me la dia c’ho un vuoto di autostima.
gennaio 30th, 2009 at 6:47 pm
> Bleah.
ecco, su questo siamo d’accordo.
gennaio 30th, 2009 at 7:04 pm
che sfigato
gennaio 30th, 2009 at 7:06 pm
che sghicio
gennaio 30th, 2009 at 7:13 pm
che povrecon
gennaio 30th, 2009 at 7:16 pm
Ehi gente, tanto per cambiare discorso: ha notato nessuno che ieri o ieri l’altro il Corriere ha pubblicato in doppia pagina un estratto dall’introduzione alla “Solitudine del maratoneta” di Sillitoe a firma di indovinachi?
gennaio 30th, 2009 at 7:27 pm
certo, ci domandavamo ansiosi quando te ne saresti accorto tu onde ricominciare tutto daccapo
gennaio 30th, 2009 at 7:33 pm
Robertino, apprezzo il tuo tentativo di ricondurre il tutto nei confini dell’«avete visto, non sono io che sono ossessivo, è Giordano che è tuttologo, e ciò è male, vero, eh, dai, ammettetelo», ma ho una triste comunicazione da farti: Giordano è un commentatore della cultura del Corriere, secondo me non tra i cento peggiori acquisti che quel giornale abbia fatto negli ultimi anni, ma questo non c’entra; quel di cui bisognerà tu ti faccia una ragione è che lo è, come la Bossi Fedrigotti, come Cordelli, come Severgnini, come molti altri che non mi vengono in mente perché il Corriere non lo vedo praticamente mai ma insomma ci siam capiti; è un - suppongo contrattualizzato - collaboratore del giornale, ovvero uno dei nomi che in redazione pescano dalla rubrica quando c’è da far scrivere un pezzo su un qualche libro; certo ognuno degli altri nomi da me elencati o da te elencabili scriverebbe sicuramente in maniera più degna di qualsivoglia volume (ed è uno scandalo che noi tutti si sia stati privati di un fogliettone della Bossi Fedrigotti su RR, ma d’altra parte la vita è notoriamente ingiusta), tuttavia c’è anche lui, e se leggi il Corriere troverai con una certa frequenza la sua firma. Deal with it (o, se credi di non potercela fare, passa a Repubblica.)
gennaio 30th, 2009 at 8:20 pm
Sonc, la sai una cosa? Non mi corrispondi - nei toni, dico. Sarai mica incinta?
gennaio 30th, 2009 at 8:53 pm
Amici, sarà che non ci sono abituata, sapete, sono cattolica, di Philadelphia (Diane Keaton in Manhattan, non si sa mai), ma mi sembra che qui si stia passando il segno, e non per colpa di Sonc. né di Pulsatilla. Petunio, tu e il tuo unico fan vertigoz avete qualcosa di violento che non mi piace. Adiòs
gennaio 31st, 2009 at 1:03 am
Uffaa! Quelli che “mi fate schifo, me ne vado!”, e poi non se ne vanno mai. E che palle.
gennaio 31st, 2009 at 1:42 am
According with Pulsatilla, in un blog si può parlare di tutto. Ne approfitto per dirvi che oggi ho ritirato in libreria la mia copia di “Perduto per sempre” e ne ho letto la prima pagina; mi piace. Aggiungo che condivido il giudizio di straordinarietà sul primo capitolo della Solitudine; ma non ho proseguito perché quella straordinarietà non si incastrava con il mio stato d’animo del momento (voi che ne sapete più di me sui libri, trovate bizzarro o normale che uno stesso libro vari nel vostro giudizio a seconda del punto di vostra vita in cui lo incontrate?). Sempre saltando di palo in frasca, vorrei sciogliere il dubbio di Pulsatilla: necessariamente “amatriciana”, perché Amatrice non ha niente a che vedere con Matrice.
gennaio 31st, 2009 at 2:37 am
basta, mi avete seccato, me ne vado via, anch’io.
e che sia messo a verbale
> Petunio, tu e il tuo unico fan vertigoz
anche qui la conta delle teste eh? che brutta abitudine
gennaio 31st, 2009 at 2:43 am
> ma mi sembra che qui si stia passando il segno, e non per colpa di Sonc.
sì avevo notato anch’io che Sonc ha contribuito a tenere basso il livello dello scontro dandomi dell’alcolista e del segaiolo (cose peraltro entrambe vere, come può confermare chiunque mi conosca). ma adesso basta, mi avete stufato, e me vado.
gennaio 31st, 2009 at 3:28 am
onde il povero commentatore non sia costretto a ripensare ossessivamente a me, a ripescare chiunque (non) mi abbia nominato in un inciso, a vedere il mio nome laddove si dice «tutti» e correre a precisare «semmai nessuno», a correggere gli esempi di immediata comprensibilità di robba con similitudini farraginose il cui senso sia dirmi «non conti un cazzo! ah! sappilo! tzè!», il tutto con una frequenza e una tigna che manco i cornuti, ecco, per risparmiare a tutti noi lo spettacolo penoso di questa riedizione estrema della bollitrice di conigli (ché alla povera glenn almeno un piccolo margine di illusione le era stato dato), suggerisco la creazione di un testo che lo rassicuri circa l’essere tutti noi già da un pezzo consapevoli che sì, in effetti non conto un cazzo. io ne sarò la prima firmataria. sono certa che, ricevendolo, egli si sentirà subito molto meglio. non bene quanto quelli per i quali al liceo il petting non era solo una parola contenuta nella posta di cioè, ma insomma meglio di ora. non sarà un gran progresso, ma mica si può pretendere la luna. robba, lo redigi tu? chiederei a pulsatilla, ma non ho abbastanza confidenza.
gennaio 31st, 2009 at 3:39 am
mi sono fermata subito dopo “onde il povero”, Sonc.
gennaio 31st, 2009 at 10:04 am
Secondo me, tra la Sonc. e il Vertigoz sta nascendo del tenero.
Per il resto, non ho nulla da dire.
gennaio 31st, 2009 at 10:31 am
Secondo me è sbagliato dare addosso a vertigoz. È solo un serial flamer.
gennaio 31st, 2009 at 10:37 am
Resta il fatto che se un giorno scoprissi di avere un fan come lui comincerei a farmi qualche domanda.
gennaio 31st, 2009 at 10:59 am
Se fossi PG, con i fans che mi ritrovo probabilmente passerei tutto il mio tempo a farmi domande.
gennaio 31st, 2009 at 11:21 am
chiara: come puoi spezzarmi in questo modo il cuore, sapendo quanto io tenga a essere letta da te?
roberto: siediti. fai un bel respiro profondo. pronto? ecco: non so come siano fatti quei rettiliani che tu vedi un po’ ovunque qualificabili come “fan di paolo giordano”, ma giurerei che da queste parti non ce n’è neppure uno. correggetemi se sbaglio: a qualcuno dei partecipanti a questo casino frega qualcosa di paolo giordano? io, per quel che conta, ho nei suoi confronti lo spiccio approccio che ho verso baricco, per dire: fa una cosa che funziona, ci fa un rispettabile numero di banconote (credo -spero - che il tempo lo passi a spenderle, quite frankly), vediamo se c’è qualcosa da imparare, avanti il prossimo. poi magari robba e pulsatilla e persino simona ne hanno il poster in cameretta, eh. scommetterei di no, ma chissà.
gennaio 31st, 2009 at 11:49 am
Sonc, il tuo approccio nei confronti delle cose letterarie è così crudamente ipercommerciale, spregiudicatamente cinico e appunto antiletterario che, pur non condividendolo per ovvi motivi, mi sento di sottoscriverlo in pieno.
Voglio dire, se dobbiamo essere criminali, facciamolo seriamente e usiamo il gas nervino nel metrò.
Anzi, mi voglio rovinare: la bomba.
gennaio 31st, 2009 at 1:23 pm
> io ne sarò la prima firmataria. sono certa che, ricevendolo, egli si sentirà subito molto meglio
ok, è andata.
veramente facevi petting al liceo? forte
gennaio 31st, 2009 at 2:21 pm
> sì avevo notato anch’io che Sonc ha contribuito a tenere basso il livello dello scontro dandomi dell’alcolista e del segaiolo (cose peraltro entrambe vere, come può confermare chiunque mi conosca). ma adesso basta, mi avete stufato, e me vado.
Confermo tutto sul Vertigoz. Me ne vado anche io. Anzi non sono mai venuto (ché non si dica che sono segaiolo anche io).
gennaio 31st, 2009 at 2:39 pm
segaiolo e alcolista sì, ma mai contemporaneamente. questo è il mio vanto
gennaio 31st, 2009 at 6:24 pm
Chi faceva petting al liceo, non credo utilizzasse il termine “petting”, riservato a chi invece di farlo si leggeva Cioè.
(era questa la questione, no?)
gennaio 31st, 2009 at 6:25 pm
a meno che non andate in giro con il portatile avete passato il sabato mattina a casa a scrivere. il sabato mattina è sacro per ciondolare pigramente in centro e lumare le pupe. riguardo ai fans, ognuno spera che nel proprio campo i suoi siano molto cool, acculturati e di bell’aspetto, ma quante persone fighissime conoscete e quante di queste sono vostre fans ? io mi ricordo delle fans al liceo ma coincidevano raramente con quelle che avrei voluto… colpa mia e della mia ignoranza, ovvio.
ultima piccola precisazione:
gli uomini sono tutti segaioli, ed il petting liceale era e resta materiale preziosissimo.
così, tanto per ciurlare nel manico.
gennaio 31st, 2009 at 6:37 pm
ma qui nessuno è fanZ di nessuno, io spero, cazzo (io sono solo un po’ fanZ di Sonc.)
gennaio 31st, 2009 at 6:54 pm
Io ho pochissime fans. Ma quelle poche sono fighe pazzesche.
febbraio 1st, 2009 at 2:01 am
Grazie per il “figa pazzesca”.
febbraio 1st, 2009 at 3:06 pm
Grazie per “figa pazzesca”. Ma essendo anche una sostenitrice di Paolo Giordano la mia figaggine torna a somma zero.
Voi dite che Paolo Giordano usa i punti esclamativi (quegli stessi vietati da Moravia)? Daah.
Secondo me è un fake. Faccio un paio di telefonate in Casabianca e torno con responsi attendibili.
febbraio 1st, 2009 at 7:33 pm
È un fake di Giordano, pertanto tutti i suoi commenti (ne ha scritti anche altri) saranno bannati. Con un incrocio di indirizzi IP la squadra mobile Petunias-Pulsatilla conta di acciuffare al più presto il colpevole e riportare serenità e pace della comunità di Obzbamf. Io un sospetto su chi sia stato, personalmente, ce l’avrei.
febbraio 1st, 2009 at 10:02 pm
Mentre le forze dell’ordine appurano l’identità del fake vi informo che è tristemente errato il punto di partenza della polemica: non è stato il Corriere a chiedere a Giordano di recensire il libro, ma lui a proporre il pezzo al Corriere dopo averlo letto (il che getta una luce diversa su quella che fin’ora abbiamo definito «la sua recensione», e che più probabilmente è un ragionamento spontaneo, personale, e senza pretese di critico). (Se ne volete discutere, io non sarò con voi).
febbraio 2nd, 2009 at 1:00 pm
a bassa voce.
personalmente trovo la tua considerazione su PG come recensor maxumo, legittima.
del resto il corriere è un azienda, ha da vendere, e fa più copie se a re recensire c’è PG, piuttosto di un nome meno noto agli occhi del volgo (jannuzzi, per esempio: non l’ho mai sentito nominare, ma è il primo in lista su google :).
non ci si può far niente. il corriere sceglie, PG racconta.
però a questo punto i casi sono due:
1. si evita ogni tipo di osservazione perchè comunque il diritto di critica è azzerato dall’ineluttabilità del dato di fatto (il corriere sceglie, PG racconta, io non posso farci nulla, ergo me ne sto zitto)…
2. si espone un’opinabile (di default, non è un giudizio personale) punto di vista, esponendosi però ad un canaio inverosimile di illazioni che, a spanne, considerati gli spin off così a disparati che la discussione ha avuto, non fa che travisare le intenzioni primigenie.
il giudizio che si dà sulla scelta del corriere prescinde dalla competenza del giordano scrittore, e interessa al limite quella del giordano critico. al limite, perchè raccontare un libro, una volta letto, lo può fare chiunque. anche sul corriere, bene o male, è un altro paro di maniche.
parimenti, avere un’opinione a riguardo, diosanto, è prerogativa di chiunque, abbia letto o no “la solitudine dei numeri primi” (sulla cui verosimiglianza clinica nessuno sembra abbia da dire).
saluti
r_
febbraio 2nd, 2009 at 2:44 pm
sarà perché sono un evangelista di sacramento ma questo blog mi pare pulluli di violenza. vi saluto
febbraio 3rd, 2009 at 8:15 am
sono un cristiano redento di kansas city e non tollero questo genere di illazioni.
febbraio 7th, 2009 at 3:09 am
Boh, non so il pregresso dell’autore del post con i suoi commentatori (detto che averne così tanti e coinvolti e raro) ma a me è sembrato colmo di sentenze veritierie per quanto secche. Peace.